
Questo film è l’ultimo nato nel filone degli pseudo-lungometraggi tratti dai romanzi di Federico Moccia, autore culto per i teenagers odierni.
Se questo è il futuro, sia dei miti giovanili sia del cinema commerciale italiano, allora c’è da mettersi le mani nei capelli.
Ebbene, la storia alla base è la relazione tra Alex, 37enne pubblicitario interpretato da un Raoul Bova abbastanza a disagio nel ruolo e decisamente poco credibile, e Niki, studentessa-ochetta diciassettenne interpretata dall’esordiente (e speriamo già a fine carriera) Michela Quattrociocche.
Tema interessante, se fosse stato un po’ più approfondito con testa e non visto da un punto di vista falsamente sognatore e fintamente benaugurante, lasciando eventuali arricchimenti di contorno (rapporto con i genitori, gli amici ecc.) relegati in un cantuccio oscuro.
Il problema alla base è che Moccia vorrebbe far vedere che i giovani d’oggi non sono alieni ma bambini sognatori, però riesce a fare l’esatto contrario, facendoli passare per coglioni, delle macchiette di una tristezza assurda.
Bova, poi, è proprio relegato al ruolo di imbecille, che si fa comandare in lungo e in largo da una bisbetica, viziatissima adolescente, senza un minimo di dignità… situazione che più assurda non si può.
Poi, ovviamente, ci si mette Moccia con la sua regia inesperta e la non-bravura di tutti gli altri interpreti di contorno, davvero penosi. Tra di essi spunta Davide Rossi, figlio di Vasco, che non sa nemmeno parlare. Con tutti i poveri ragazzi che si fanno il culo nelle scuole di recitazione, dico io. Davide Rossi non è in grado di fare niente di artistico. Punto. Ci ha provato con i video: penosi. I Vasco Comics: ma fatemi il piacere. Recitazione: un cane.
Davide, fatti un favore, cambia campo e vai a zappare la terra. E porta con te anche Moccia, già che ci sei.
Voto 1/10
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